Pensieri sfusi dopo una esperienza significativa

 

tavolozza calabria

Sette giorni nella Locride mi hanno fatto percepire qualcosa della terra di Calabria. Terra spesso agli onori della cronaca per le nefandezze di alcuni e poco invece per le meraviglie che altri compiono in modo silenzioso ma tenace.

Lasciando ad altra occasione il racconto dei tanti incontri avuti, qui in modo sommesso e semplice, voglio invece evidenziare alcuni aspetti che ho riscontrato durante questa breve permanenza.

Lo faccio attraverso una carrellata di colori, visto che questa Terra ne può sfoggiare molti sulla sua tavolozza.

 

Anzitutto il blu. Quasi da ogni angolo si guardi, subito incontri il blu del mare che accarezza chilometri e chilometri di coste. Mar Tirreno e Mar Jonio infatti, sono come due braccia che avvolgono con un abbraccio questa Regione italiana!

Poi il verde delle foreste della Sila, delle Serre e dell’Aspromonte. Il verde della distesa di agrumeti e uliveti presenti ovunque si giri lo sguardo.

L’azzurro del cielo che, come una tenda raffinata copre la terra e si specchia nel più intenso colore del mare mentre di notte lascia spazio ai tanti occhi curiosi delle migliaia di stelle.

Il giallo del sole cocente e intenso, che scalda come un fuoco la terra e la sabbia sulla riva del mare.

Il grigio dei pilastri di cemento di troppe case mai terminate con gli spuntoni di acciaio ormai arrugginiti dagli anni che svettano verso il cielo come in un grido soffocato di dolore.

Il fucsia dell’arte a cielo aperto come il Musaba (Museo Santa Barbara) di Mammolo, che con il suo squarcio di colore sulle pendici del monte, mostra la bellezza di una Terra ricca e carica di storia millenaria. Colore che vuole imporsi e dire che il bene c’è e vuole mostrarsi.

Il nero delle realtà negative che puzzano di malavita e purtroppo sporcano ancora molta gente che si lascia imbrogliare dai venditori del nulla a basso prezzo e perde il gusto bello di una vita che potrebbe invece essere vissuta in modo migliore.

Il marrone dei mattoni di tante abitazioni abbandonate dall’incuria e inselvatichite dal tempo che evidenziano solo degrado. È lo stesso colore delle tante carcasse di auto abbandonate ai bordi di una strada o in un campo ormai coperte della ruggine che le divora.

Il bianco di coloro che si impegnano a realizzare un mondo più pulito, più legale, più vivibile, quello fatto dai tanti cittadini di buona volontà, dai giovani incontrati a Monasterace, da quelli che partecipano a corsi di formazione o alla Scuola di Filosofia a Roccella Jonica, dalle Associazioni che operano in molti ambiti per una cultura della legalità e del bene comune.

L’ocra della terra arida bruciata dal sole con le sterpaglie secche, dei calanchi presenti nelle zone interne e delle numerose fiumare vuote d’acqua in questo periodo dell’anno.

L’indaco, colore freddo, che identifica i tanti pavidi di fronte al male, i rassegnati a una situazione che a torto si ritiene ormai persa, gli indifferenti verso forme coraggiose di riscatto.

E infine il rosso. Quello violento del fuoco che la mano vigliacca e anonima, fatta da garzoni gregari affiliati come schiavi alla ‘ndrangheta, appicca a comando ai raccolti, alle abitazioni, agli attrezzi da lavoro… Ma anche il rosso della passione di tanta gente che, anche di fronte a un male dalle radici antiche, non si da per vinta e reagisce con coraggio, schiena dritta e tanta pazienza operosa e creativa.

Ecco i colori che tornando a casa da questo viaggio ho messo nella mia valigia. Sufficiente per ricordarmi - e ricordare a tutti - che non è il nero il colore predominante di questa Terra! Essa è piuttosto una tavolozza che ha tutti i colori, quelli della Speranza!  

                                                                                                                                                   don Claudio